Sociale

Viaggio in Perù

(Maggio 2013)

©Alessio Boni 2016

Nella sola Lima, capitale del Perù, oltre 2.5 milioni di bambini e ragazzi si guadagnano da vivere come venditori ambulanti, spazzini, facchini, domestici, tagliapietre o lustrascarpe. A Nueva Esperanza, uno dei quartieri più poveri a sud della città di Lima, le case sono baracche di legno e mattoni, con il tetto ondulato, senza bagni e acqua potabile. Vicoli di sabbia e sassi si inerpicano sulle colline, non un filo d'erba o albero nelle vicinanze. Vivere a Nueva Esperanza non è facile, sia socialmente che economicamente, e molti bambini sono costretti, fin da piccoli, a contribuire all'economia familiare. Non solo, oltre a lavorare molte ore al giorno, e anche la notte, sono spesso vittime di abusi e di violenza. Non è quindi

difficile comprendere le ragioni per le quali i bambini non frequentano la scuola. Se lo fanno, spesso sono gli stessi insegnanti a rifiutarli perché arrivano in ritardo o dormono sui banchi.

Così inizia la storia di Edwin Medina e della sua scuola San Josè Obrero. Sin da piccolo, Edwin è un bimbo che vuole cambiare le cose e crescendo decide di dedicare la sua vita all'istruzione e all'educazione dei bambini che, nati nel suo stesso quartiere, vivono in una situazione di grave disagio. Spinto dal desiderio di aiutare i bambini nell'apprendimento e di creare un nuovo metodo pedagogico, nel 2004 Edwin Medina crea un'associazione con la finalità di realizzare un doposcuola e altre attività ludico-ricreative. Passo dopo passo, con l'aiuto della comunità, costruisce una piccola scuola, che nel 2007 viene riconosciuta dal Ministero dell'Educazione come scuola pubblica materna ed elementare.

Medina conosce i bambini uno ad uno e riesce ad entrare subito in sintonia con loro, diventando un punto di riferimento. La scuola propone un percorso pedagogico che li aiuta a ritrovare la concentrazione e li rende consapevoli di se stessi, permettendo loro di riacquistare la fiducia e autostima. Ci sono laboratori creativi, di cucina, pasticceria e di riciclaggio. I prodotti realizzati con queste attività vengono poi venduti in un piccolo chioschetto all'interno della scuola, gestito a turno dai bambini e dalle loro famiglie.

“Quando arrivi alla scuola San Josè Obrero hai la sensazione di entrare in un'oasi di pace e tranquillità in mezzo all'inferno di Nueva Esperanza. Edwin è una persona eccezionale, con un carisma fuori dal comune e un'energia contagiosa. Capisci subito che è un leader e, guardando la serenità e la gioia che i bambini trasmettono, ti rendi conto di come un uomo solo possa cambiare le cose” racconta Alessio dopo aver visitato la scuola. Il Cesvi, con la Casa del Sorriso di Lima, ha sostenuto le attività della scuola sin dalla sua nascita, fornendo anche un servizio diretto di supporto psicologico per gli alunni che vivono le situazioni più difficili.

Oggi la scuola di San Josè Obrero offre un'istruzione di qualità a più di 400 bambini - tra i 4 e i 10 anni - molti dei quali lavoratori, coinvolgendo 150 famiglie, insegnanti e molti volontari. In ogni aula si affrontano, oltre alle materie scolastiche, tematiche legate all'imprenditoria, al microcredito, alla responsabilità degli alunni nella gestione della scuola e alla partecipazione alla vita della comunità di appartenenza.

Tutte le aule hanno un piccolo orto di cui i bambini sono responsabili. Ogni classe ottiene, all'inizio dell'anno scolastico, un piccolo credito con il quale avviare l'orto e comprare le materie prime per produrre biscotti e oggetti di bigiotteria, che vengono poi venduti. Il credito ricevuto viene restituito a fine anno e i profitti vengono divisi tra i bambini della classe. Per queste ragioni la San Josè Obrero è definita con orgoglio una scuola produttiva, in cui il lavoro viene “canalizzato” affinché diventi un'esperienza di crescita e di maturazione anziché un modo per limitare e sfruttare i bambini.

L'estrema povertà delle aree rurali ha causato in Perù, a partire dagli anni '50, un massiccio e drammatico spostamento della popolazione dalle montagne verso le città della costa. Questo esodo ha provocato l'accentuarsi di fenomeni come la disgregazione sociale e la miseria diffusa, cause principali dell'aumento del lavoro minorile e dell'abbandono di minori.

Saliamo con fatica tra i vicoli sabbiosi fino a raggiungere la casa di Herbie. Ci dice di avere 21 anni ma a tutti noi sembra più giovane. Ha un bimbo, Thiago, di 4 anni. È sola, non ha parenti, né amici che la aiutino a prendersi cura del suo bambino. Herbie non ha un lavoro fisso: vende ghiaccioli fuori dalle scuole per cercare di guadagnare quanto necessario per sopravvivere, ma non abbastanza per garantirsi due pasti al giorno e la sua casa non ha un tetto. Thiago sta ore e ore a casa da solo ed è a rischio di sfruttamento come moltissimi altri bambini che, soprattutto nelle famiglie più povere, continuano ad essere bersagli di violenza e maltrattamento.

Il personale Cesvi si prenderà cura di Herbie, offrendole l’appoggio psicologico e sanitario di cui ha bisogno e di Thiago perché possa frequentare la scuola, avere una vita normale ed evitare di cadere nel dramma dello sfruttamento sessuale. La Casa del Sorriso di Lima è un punto di riferimento molto importante per i giovani che vivono condizioni di disagio. E' infatti il centro di una rete di assistenza per gli adolescenti a rischio di sfruttamento sessuale che vengono contattati, spesso direttamente sulla strada, dai nostri educatori. Qui offriamo loro, in collaborazione con i nostri partner locali, anzitutto un appoggio psicologico e sanitario e in molti casi anche un supporto legale per combattere il problema dell'indocumentación, cioè il non-possesso di documenti basilari (come la carta d'identità o il certificato di nascita), indispensabili alla costruzione di una vita normale.

In secondo luogo, ci preoccupiamo di accompagnarli passo dopo passo verso un completo reinserimento sociale, sia in ambito scolastico che lavorativo. Tra il 2005 e il 2012 abbiamo avviato con successo vere e proprie imprese sociali dove i giovani beneficiari del progetto hanno trovato uno sbocco lavorativo concreto. La prima di queste è stata Yoper, attiva nel campo della panificazione e del catering. Sulla scia dei buoni risultati di Yoper, sono nate anche Mystica, un piccolo salone di acconciature e bellezza, e Artytex, impresa tessile volta al confezionamento di abiti ed accessori. Forte di queste esperienze positive e grazie alla felice collaborazione con aziende locali, la Casa offre ai giovani corsi di formazione professionale nell'ambito della panificazione, della produzione tessile, della cosmesi e dell'informatica. Incontriamo Elita durante una riunione della Comunidad Nina Rumi in uno dei quartieri rurali del distretto di San Juan Bautista, a sud della città di Iquitos, in Perù. Elita possiede un orto nel suo giardino dietro casa e ogni fine settimana vende al mercato in città manioca, peperoncino, rapanelli, lattuga e coriandolo. Elita ha 13 figli, il più grande ne ha 22. Elita ha 40 anni. Intuiamo che molti dei suoi figli sono nati in seguito a violenze, anche domestiche.

Mentre ci racconta Elita piange. Ha ritrovato la forza di rinascere grazie al progetto Punchi Warmi (Forza donne! in lingua quechua) iniziato nel 2007 con le campagne di esame del PAP Test, promosso dal Municipio di San Juan Bautista e di cui Cesvi è partner, prevede la creazione di orti familiari nelle comunità rurali e periurbane della città di Iquitos, la creazione di impiego e sviluppo locale, attraverso la partecipazione attiva delle donne. San Juan Bautista è il distretto più grande della provincia di Loreto, conta 80 quartirei distribuiti nelle zone urbane, periurbane e rurali. Nell'area si registra un alto indice di povertà - il salario mensile di una famiglia è in media tra i 50 e i 100 Soles peruviani, tra i 13 e i 26 euro - mancanza di lavoro, un basso tasso di alfabetizzazione e la difficoltà di accesso all'acqua, all'elettricità e ai servizi medici di base. Dall'altro lato i numerosi casi di violenza fisica, sessuale e psicologica nei confronti delle donne e dei minori gravano sulla realtà familiare locale, già incrinata da quelle relazioni gerarchiche e di potere che si stabiliscono tra uomini e donne e che vedono una ostentazione dei caratteri virili e mascolini all'interno dei ruoli di genere. La possibilità offerta alle donne di costruire e gestire in primis un orto familiare è davvero una risorsa economica e sociale che offre il potenziale di risultati concreti e duraturi. Si respira l'entusiasmo nelle parole di Dolores, di Mirna, di Liceth, di Sandra, di Adi, sono i loro sorrisi, l'interesse, la gioia. Sono i colori dei loro orti a farti capire che è possibile produrre ortaggi e frutta su questi terreni così poco fertili e argillosi. Si scoprono dietro le staccionate piante di pomodori, file di cavoli, ciuffi di cipolle uno accanto all'altro. Ecco dietro un telo le piantine di coriandolo, ingrediente direi immancabile nella moltitudine dei piatti peruviani. Si comincia con due vasche scavate nel terreno o sistemate su palafitte di un metro a seconda se l'area sia fluviale o meno, si rigira la terra e la si fertilizza con del guano, la si bagna e si comincia a seminare. Ci sono tecnici che eseguono periodicamente controlli, portano assistenza, consigliano. Imparare a lavorare la terra, conoscere le principali tecniche di coltivazione, la semina e la gestione del proprio orto e dei suoi prodotti, la possibilità di avere un ingresso economico, anche se in principio di pochi Soles, può essere un punto di partenza per accrescere orgoglio e autostima, ma anche acquisire competenze organizzative e imprenditoriali. Così se da un lato si ottengono prodotti per l'autoalimentazione o per il mercato, dall'altro cresce l'autostima e nel contempo anche il ruolo all'interno del nucleo familiare. Le donne si sentono capaci, forti, partecipative. Si valorizza la micro-impresa sociale, si rafforza la percezione dei propri diritti, la partecipazione attiva ai processi decisionali della comunità anche in previsione dello sviluppo di una cultura preventiva in ambito medico-sanitario.

E il viaggio continua…