Di padre in figlia

2017

Regia: Riccardo Milani
Soggetto di serie: Cristina Comencini
Cast: Cristiana Capotondi, Alessandro Roja, Domenico Diele, Matilde Gioli
Partecipazione di: Stefania Rocca e Francesca Cavallin
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Francesca Marciano, Valia Santella
Scenografia: Maurizio Leonardi
Direttore della fotografia: Saverio Guarna
Costumi: Alberto Moretti
Musica: Andrea Guerra
Montaggio: Patrizia Ceresani, Francesco Renda
Produzione: Rai Fiction e Bibi Film Tv

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Trama

In un arco di tempo che va dal 1958 ai primi anni ‘80, Di padre in figlia racconta la storia della famiglia Franza, una famiglia patriarcale veneta che attraversa i grandi cambiamenti storici che hanno portato le donne a lottare per guadagnarsi la parità e i diritti civili.Tra tensioni, conflitti e ribellioni, il potere della figura paterna viene sostituito, in modo nuovo e lungimirante, dalle tre figlie e dalla madre, la quale ha coltivato in loro i suoi desideri irrealizzati di libertà, indipendenza e amore.
Giovanni Franza è tornato dal Brasile con Franca, la moglie giovanissima. La loro è una fuga. Li tiene uniti un segreto, non l’amore. Appena arrivato in Italia, a Bassano del Grappa, Giovanni apre una distilleria. E’ un uomo duro, abituato alla fatica nei campi di tabacco. E’ lui a prendere tutte le decisioni; Franca non ha voce in capitolo su nulla.
Siamo nel 1958. I coniugi hanno due figlie, ma Giovanni non si dà pace perché desidera più di ogni altra cosa il maschio, che arriva insperato insieme alla sorella gemella. La primogenita Maria Teresa capisce subito che con la nascita del fratello Antonio il ramo femminile della famiglia vivrà nell’ombra. E crescendo ne ha la prova: per iscriversi alla facoltà di chimica deve contrapporsi al padre e in seguito, per svolgere il lavoro per cui si è laureata, è costretta a farsi assumere dai Sartori, la distilleria concorrente dell’ex socio di suo padre, Enrico, e di suo figlio Riccardo, di cui Maria Teresa è da sempre innamorata. La secondogenita Elena rimane incinta all’età di 16 anni. E’ fidanzata con Filippo, il figlio del sindaco di Bassano. Rinuncia quindi al sogno di diventare ballerina e accetta un matrimonio riparatore. Sofia, la gemella di Antonio, è la più istintiva e ribelle tanto da rischiare la stessa vita. Antonio è invece il più fragile, non riesce infatti a reggere il peso del progetto che il padre ha su di lui, unico discendente maschio della famiglia Franza.
Nessuno è in grado di aprirsi e di aiutare l’altro. Anche Franca, di cui cominciamo a intuire il passato quando in paese arriva Jorge, un brasiliano in visita a Bassano. Franca lo ha amato da ragazza e per le settimane in cui lui rimane in Italia vive di nascosto una passione fugace e intensa.
Giovanni, col suo carattere ruvido e i suoi modi dispotici, è riuscito ad allontanare tutti. L’unico che gli resta accanto è Antonio il quale sente di non avere altra scelta e fa di tutto per essere all’altezza del suo ruolo nella distilleria “Franza & Figlio”, ma è diverso dal padre e distante dal suo mondo.
In un drammatico evolversi di eventi, la famiglia Franza si trova ad attraversare il dolore più profondo: ognuno è costretto a pensare a un futuro diverso, fatto per la prima volta di vicinanza, rispetto, amore. Tutto alla fine viene condiviso e chiarito, anche il segreto che unisce Franca a Giovanni. Un segreto che racconta di violenza e salvezza insieme.
Siamo arrivati così agli anni 80, quando sull’entrata della distilleria paterna campeggia una nuova insegna: “Sorelle Franza”. E’ la testimonianza del cambiamento dei tempi e soprattutto della battaglia portata avanti dalle donne della famiglia: unite sono riuscite a emanciparsi e a conquistare la parità, così come è accaduto nel Paese.
Tema che la fiction ha scelto di esplorare e ricostruire anche con il contributo di materiali di repertorio tratti dai più ricchi archivi storici italiani, in particolare dal patrimonio audiovisivo delle Teche e dalla fototeca Rai.

Note di scrittura

Qualche anno fa capitai a Bassano del Grappa per la presentazione di un mio romanzo. Passeggiando per questa cittadina meravigliosa, mi è venuta l’idea di una serie sulla fine del patriarcato in Italia. Mi sono resa conto che una delle più grandi rivoluzioni del nostro Paese - il ruolo delle donne nella famiglia e nella società - non era mai stata veramente raccontata. Inoltre mi sembrava molto interessante ambientare la storia della famiglia Franza in Veneto, una delle regioni più povere d’Italia nel dopoguerra, diventata una delle più fiorenti economicamente.
Dagli anni Cinquanta a oggi tutto è mutato nei rapporti di coppia, nel matrimonio, nel lavoro, nel rapporto con i figli, proprio perché le donne si sono emancipate, hanno cercato un nuovo modo di lavorare, amare, sposarsi e stare insieme. Questo ha determinato anche la caduta della figura del padre tradizionale con i conflitti, le fragilità, le conquiste e gli errori di un passaggio storico.
Ho scritto un soggetto che aveva al centro questo cambiamento, in una famiglia prima contadina e poi di produttori di grappa. Scorrono nel racconto i grandi eventi della storia delle donne: la chiusura delle case chiuse, il divorzio, il femminismo, visti all’interno dei conflitti e dei rapporti familiari.
Le tre sorelle, l’unico figlio maschio, la moglie si ribellano in modi diversi all’autorità assoluta del padre e del marito, si allontanano dall’antico nucleo che li teneva insieme e che sembra andare in pezzi, per poi tornarci e cercare di ricostruirlo in un modo nuovo più fragile ma più vero. La storia di tutti noi.

Cristina Comencini

Note di regia

Affrontare “Di padre in figlia” ha significato per me, ancora una volta, l’impresa difficile e importante di raccontare il mio Paese, la sua storia, le sue trasformazioni.
Un percorso compiuto, in un arco di tempo che va dagli anni ‘50 agli anni ‘80, attraverso le vicende di una famiglia della provincia italiana, con le sue lacerazioni, i suoi legami, i suoi ruoli predefiniti. Un padre che eredita dalla cultura del tempo il suo ruolo di padre padrone e non sa affrontare il cambiamento, l’emancipazione femminile, rimanendo aggrappato al bisogno di tramandare all’unico figlio maschio il ruolo guida dell’azienda di famiglia. E impone scelte forzate di vita alla moglie e alle sue tre figlie femmine. Donne che saranno capaci col tempo di essere protagoniste delle propria vita.
Una famiglia italiana che come tante famiglie italiane ha affrontato il dopoguerra. E il nostro dopoguerra spesso ha significato emigrazione. Non è ovviamente casuale quindi il fatto che i titoli di testa delle quattro puntate siano le immagini vere dei nostri migranti che dalla loro terra, la nostra terra, sono partiti per attraversare oceani e raggiungere terre straniere e impiantare lì le loro vite.
Per questo lavoro devo fare una serie di ringraziamenti.
Grazie a Cristina Comencini, che ha ideato questa storia e questo progetto, e alle sceneggiatrici Francesca Marciano, Giulia Calenda e Valia Santella. Avere la fiducia di quattro donne che scrivono una storia con al centro il ruolo della donna nella trasformazione e nel cambiamento profondo del nostro paese, attraversando il ’68, il divorzio, l’aborto, il femminismo, è stata una grande e appagante responsabilità.
Grazie ad un gruppo bellissimo e importante di attori e attrici italiani che ha raccontato con me un pezzo di storia del nostro paese.
Grazie a Rai Fiction che ci ha supportato durante tutte le fasi della lavorazione, non ultima quella della condivisione di una colonna sonora importante scandita e arricchita da una serie di canzoni italiane che hanno segnato gli anni e le generazioni che abbiamo raccontato.
Grazie ad Angelo Barbagallo, mio amico di infanzia, a tutta la sua Bibi Film, alla mia troupe, con cui abbiamo affrontato un importante impegno produttivo con sforzi enormi da parte di tutti pur di avere la qualità che il progetto richiedeva.
Grazie ad un territorio, quello del Veneto e di Bassano del Grappa in particolare, a cui devo tanto in termini di ospitalità, collaborazione e ispirazione. Ma anche di insegnamento.
Qui la cultura del lavoro, la passione per il lavoro, l’etica del lavoro, fanno la differenza. Ed è spesso, da molto tempo ad oggi, sinonimo di eccellenza, tradizione e modernità.

Riccardo Milani

Backstage - Intervista

Foto e Backstage

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